jeet kune do real fighting training method

Logo ufficiale del Jeet Kune Do R.F.A.

Il Jeet Kune Do è un'arte marziale non agonistica, praticata per le sue qualità e il suo realismo in situazioni reali di scontro.
Il
Jeet Kune Do fonde vari stili di combattimento secondo precisi concetti tecnici ponendo l'enfasi su tecniche realmente applicabili e su situazioni riscontrabili nella difesa personale reale. 
Il risultato degli studi e della pratica di Bruce Lee è il
Jeet Kune Do, termine che tradotto significa "la via del colpo che intercetta": uno dei principi di base, infatti, è "intercettare" i movimenti o gli attacchi del tuo avversario e colpirlo prima che lo faccia lui.

Il metodo Real Fighting Training System è praticato da uomini e donne di tutte le età, con o senza precedenti esperienze marziali, sono minimi i rischi di infortunio e sono elevati i benefici tecnici e psicofisici.
Gli allievi della
Real Fighting Association, fin dalla prima lezione di Jeet Kune Do, allenano delle tecniche pratiche ed efficaci in una situazione di reale aggressione da strada: dedicando poche ore la settimana, in pochi mesi si raggiungerà una buona abilità nel combattimento e si svilupperà una buona condizione fisica migliorando velocità, coordinazione, forza, riflessi.
Considerando la difesa personale si parte quindi dall'analisi legale e giuridica di questa situazione per poi passare alla prevenzione, all'aspetto psicologico dell'aggressione e alla situazione di scontro e di difesa, per la quale servono tecniche semplici e dirette che vengono allenate e testate contro un avversario che cerca realmente di colpirci agendo con velocità, forza e attacchi reali.

 

"Lo studio marziale non ha come scopo l'incitamento alla violenza, il fine è di permettere di evitare o di gestire una situazione problematica!"

 

LA DIFESA PERSONALE

Di solito, se non è possibile la fuga, si dovrebbe giungere allo scontro fisico solo a causa di motivi gravi e inevitabili (aggressione violenta, tentativo di stupro o di omicidio,…) e non per risolvere stupide incomprensioni o per dimostrare il proprio coraggio: troppo spesso ci si dimentica che per dare sfogo al proprio ego per futili motivi, al giorno d'oggi, si rischia tranquillamente una letale coltellata o peggio!
I sistemi tradizionali si basano su azioni di parata e contrattacco, marzialmente corrette ma spesso improponibile per strada: in situazioni critiche, una volta appurato tramite il linguaggio verbale, non verbale e corporeo l'incombente pericolo estremo, è bene intercettare o colpire per primi, senza correre il rischio di subire colpi.

Vanno sempre tenute a mente le seguenti regole:

· cercare sempre di evitare lo scontro: parlando, cercando di spegnere le tensione e anche con la fuga;

· evitare il combattimento a terra;

· niente calci alti, azioni contorte o complesse coreografie;

· essere sempre pronti al peggio e non sottovalutare mai la situazione o le persone;

· non rischiare di incassare colpi, un agonista preparato ed in forma ottimale può permettersi di incassare dei colpi, una ragazza attaccata da un energumeno più pesante di lei non può certo applicare tale teoria;

· non usare schemi preordinati: l'allenamento deve fornire la capacità di combattere istintivamente e senza   pensare, infatti la mente incoscia è più rapida di quella conscia e il fine dell'allenamento è far si che le  tecniche studiate fluiscano rapide e efficienti nel combattimento guidate dall'inconscio.

· se dovete difendervi, ricordate che avete davanti qualcuno che vuole farvi del male, ricordate che tutto è leale e non mostratevi esitanti, gli aggressori non sono abituati a una reazione determinata e violenta dell'aggredito: cercate di sfruttare l'effetto sorpresa.

Il metodo di allenamento Real Fighting Training System è uno dei più diretti e concreti per la difesa personale in quanto:


· non si basa sulla forza fisica o sull'abilità acrobatica dell'atleta, permettendo a chiunque di imparare un metodo concreto di difesa;

· si cerca sempre di utilizzare la forza dell'avversario rivolgendogliela contro;

· il fine è preservare l'incolumità della propria persona agendo con tattiche e tattiche che comunque vanno a mediare con il concetto "eccesso di difesa" per non incappare in problemi legali. 

Oltre all'efficacia nella difesa personale, il nostro metodo fornisce altri evidenti benefici:
· allenamento di riflessi e tempi di reazione;
· miglioramento della concentrazione, della condizione fisica, della fiducia personale;
· acquisizione di una positiva filosofia di vita;
· incontrarsi con altra gente per fare sport e divertirsi.

"Io penso che lo scontro fisico deve essere sempre l'ultima risorsa: nella maggior parte dei confronti si può evitare lo scontro andandosene o usando il buon senso!
In alcune situazioni, invece, le soluzioni sono limitate e non c'è via di uscita: in tal caso entra in scena la capacità di reagire e di sapersi difendere con il fine di allontanarci da una situazione ostile e non di punire o massacrare un altro essere umano.
Io consiglio di cercare SEMPRE di evitare lo scontro fisico, ma se si è obbligati a reagire per difendersi allora consiglio di farlo con OGNI mezzo…istinto di sopravvivenza!!" 

Sifu Filippo Leone

 

PALESTRA E STRADA: QUAL È LA REALTA’?

Lo studio marziale non ha come scopo l'incitamento alla violenza, il fine è di permettere di evitare o di gestire una situazione "problematica"; i praticanti devono essere in grado di applicare le loro tecniche sotto pressione e contro un avversario aggressivo, preparato e che non coopera durante il combattimento!
Tutte le arti marziali hanno qualcosa da offrire e sono degne di rispetto e considerazione, è però importante fare una chiara e dovuta distinzione, basata sul fine perseguito, tra le arti tradizionali o gli sport da combattimento e le arti che invece esaminano la difesa personale e il combattimento reale.
Di solito si mira a memorizzare un'infinità di tecniche, spesso spettacolari e complesse, che però non trovano un risvolto di applicabilità in una situazione reale e che, con un po' di fortuna, forniscono una certa dimestichezza con il combattimento dopo 6-7 anni di pratica. In altri casi, invece, ci si prepara per una situazione agonistica limitata da regole o punti e semplificata dalla presenza delle categorie di peso oppure ci si limita ad approfondire un solo aspetto tecnico (solo il combattimento in piedi o solo quello a terra!).

In caso di aggressione, la forza fisica e l'abilità tecnica non possono e non devono avere il ruolo decisivo: proprio le persone meno preparate fisicamente e le donne sono particolarmente esposte a violenze fisiche i minacce, anche nella vita quotidiana della nostra "civiltà avanzata": per strada purtroppo non ci sono regole né arbitri o punteggi, né protezioni o colpi proibiti, lo studio della difesa personale va quindi affrontato secondo precisi canoni che fanno leva sul proprio istinto di sopravvivenza e di conservazione e sull'inconscio.

Spesso le
arti marziali tradizionali imbrigliano il praticante nello studio di forme o kata che vanno ad affievolire in naturale istinto di sopravvivenza guidato dall'inconscio inculcando inoltre deleterie abitudini quali: controllare sempre i colpi in allenamento, cercare sempre di combattere con correttezza e applicando le tecniche con stile e maestria impeccabile. In aggiunta, in molte palestre non si pratica più il combattimento: ci sono moltissime cinture nere che, dopo molti anni di pratica, non hanno ancora mai subito un colpo o un pugno in faccia in allenamento non per propri meriti ma perché non hanno mai combattuto con contatto e si sono sempre allenati con compagni poco aggressivi!!! 
Bruce Lee affermava che "Per imparare a nuotare devi tuffarti in mare, tra le onde e l'acqua fredda, e non in una sicura piscina": fin dai primi mesi il praticante di Jeet Kune Do si allena ad agire liberamente senza schemi contro un aggressore reale, aggressivo e che fornisce una pressione fisica reale! Ci si allena a colpire con potenza, velocità e precisione avendo sempre ben chiaro in mente il fine ultimo: non l'estetica, non una vittoria, ma la difesa della propria incolumità!

Un problema comune alle arti marziali ed agli sport da combattimento è che, spesso, il praticante studia e allena una sola distanza di combattimento, con conseguenti lacune tecniche al momento di fronteggiare una situazione imprevedibile e non codificabile come quella di un'aggressione!
Esaminando gli sport da combattimento, anche il più duro, se relazionato alla difesa personale, rivela delle lacune importanti.
Innanzitutto il condizionamento dato dai regolamenti da gara: tutta la preparazione è mirata alla gara e porta però l'atleta a non usare determinate tecniche; ad esempio, ad un pugile non verrà d'istinto di portare un calcio ai genitali ma neanche quello di difendersene, poiché questo è un colpo scorretto nella sua disciplina… ma non per strada! 
Durante un'aggressione, per effetto della paura, agiremo istintivamente guidati dell'inconscio: se esso è stato abituato per anni a non tirare calci bassi, non lo faremo neanche in una situazione critica cosìccome non colpiremo con la giusta potenza se abituati per anni a colpire a contatto leggero!! 

L'analisi critica non è diretta al praticante ma alla disciplina: è noto che gli sport da combattimento danno buoni attributi, capacità di colpire e di difendersi agli agonisti ma non ai praticanti amatori a causa della diversa tipologia di allenamento (molto lavoro fisico e tecnica a vuoto o a colpitori, quasi mai sparring per l'amatore mentre è più intensa e impegnativa quella dell'agonista che dovrà incontrare sul ring un altro atleta preparato!); ecco quindi che la disciplina in se non sarà di beneficio all'amatore ma piuttosto all'agonista. È evidente che un navigato agonista di Judo o di Thai boxe ha delle qualità assolute valide anche in caso di aggressione, il problema invece è che la stessa arte non viene portata ai massimi livelli per gli amatori, inoltre lo sport resta sempre sport: per difendersi da un aggressione servono tecniche e tattiche ben precise e realistiche, ci sono sport che creano i loro "programmi specifici" per la difesa personale ma poi alla fine continuano ad insegnare gli stessi programmi tecnici dell'arte d'origine…

Nei corsi di Jeet Kune Do della Real Fighting Association tutti gli atleti, fin dall'inizio praticano tecniche reali da applicare contro un aggressore, si esaminano principi e azioni applicabili da uomini e donne: non si fa distinzione tra agonisti e amatori, non si pratica un sistema adatto solo a muscolosi atleti o a praticanti esperi, ma si insegna un metodo applicabile da chiunque!

Ricordate, la strada e totalmente diversa dalla palestra o da un ring….

 

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